L’editorial n. 17

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ph. Federica Vitale – all rights reserved

No, non è detto che il passato sia già accaduto, così come non è detto che il futuro non lo sia ancora. È certo questo il modo in cui spontaneamente pensiamo il tempo, ma…Lo spazio di questo ma raccoglie le infinite possibilità della rappresentazione artistica del futuro anteriore, questo tempo strano che già sui banchi di scuola ci appariva misterioso. Ma è tutto lì il senso del tempo: nella possibilità di pensare adesso qualcosa che oggi o domani sarà passata
Sarà passata, eccolo un esempio del nostro tempo, punto d’incontro, o di cortocircuito, tra passato presente e futuro.
Se il passato non passa ancora e il futuro è già qui, si invertono le direzioni abituali ed è questo il senso dell’arte, spiazzare costruendo un nuovo nido, un Heimat che non è mai, non può esserlo, la stessa terra che abitammo un tempo.
Perché il passato anche se non passa si trasforma, e il futuro anche se è già qui non è mai realmente ciò che accadrà; entrambi ricevono il senso solo dal presente.

Futuro anteriore evoca il misterioso intreccio di passato e futuro che è la stoffa, il suono e l’immagine del nostro presente, del tempo che non fugge solo in avanti, ma anche all’indietro. È anzi quasi teso allo stesso tempo, il presente, verso il passato e verso il futuro, tempi che a loro volta non esistono se non a partire dal presente. Così, il futuro non è ciò che realmente avverrà, ma la proiezione immaginifica del nostro presente, più o meno preveggente. E il passato non è ciò che realmente è avvenuto, ma il ritorno fantasmatico di un presente-passato, più o meno allucinato. E consiste proprio in questo il fascino, ora discreto ora sfrontato, del passato come del futuro: nella distorsione, data dall’immagine concreta dell’anacronismo. Come l’effetto seppia, le macchie e le imperfezioni che ricerchiamo in una resistenza inconscia alla perfezione piattamente presente del digitale, che annulla ogni profondità dimensionale. O come le visioni volutamente caricaturali del futuro nella fantascienza, che sappiamo non si produrranno mai come le immaginiamo, ma che hanno proprio nel loro essere improbabili la forza di una protesta, di una resistenza. A volte l’anticato e il futuristico si fondono in una sola immagine doppiamente anacronistica, come nello Steampunk, in cui le due direzioni convergono in una sola immagine, in un solo suono, in una sola parola di resistenza. 

È sul fascino del passato-futuro, come resistenza al piatto presente, che vi abbiamo invitati a creare: come sempre, in assoluta libertà, di rifiutare, fondere, cambiare…contaminare.

 

Diwali – Rivista contaminata 

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