la diciottesima InSistenza

Quando morirò,
seppellitemi con la mia chitarra
sotto l’arena.

Memento, F. Garcia Lorca

 

Il termine de-composizione racchiude in sé i significati di sottoporre a disgregazione o putrefazione e di riduzione di un qualcosa ai suoi elementi costitutivi, elementi che, una volta liberati dei legami originari, possono essere diversamente organizzati, in un processo creativo di distruzione/creazione, per portare alla luce qualcosa di nuovo rispetto all’entità precedente.

Trasformazioni simili non sarebbero tuttavia pensabili senza l’azione del tempo, che, implacabile e inarrestabile, lascia il suo segno su ogni cosa, come intende indicarci Jean Tinguely (Simone Scaloni) con la sua Arte Cinetica e il suo lavoro di ri-composizione di materiali, spesso di recupero, un’arte, questa dell’assemblaggio che ritroviamo, con modi e stili differenti, nello statunitense Edward Kienholz, funk artist capace di svelare, con le sue installazioni ambientali, gli aspetti inquietanti e oscuri del mondo delle sue radici popolari e contadine (Gioele Marchis).

Ancora composizioni, questa volta finalizzate alla realizzazione di strutture sonore insolite, o, più precisamente, “forme sonore viventi” caratterizzano il lavoro di Céleste Boursier Mougenot (Flavio Scaloni), in cui gli elementi del mondo naturale giocano un ruolo preponderante, mentre l’arte elettroacustica di Terra&Bits (Alessandra Carnovale), attraverso la realizzazione di sculture sonore in terracotta, ci apre a nuove forme di contaminazioni culturali e artistiche.

Dalle sonorità della terra passiamo, quindi, con Valentina Meloni, a lambire le coste del Mediterraneo, per ascoltare, di tappa in tappa, le canzoni dei principali cantautori italiani che al mare nostrum si sono ispirati.

Chiude la rubrica Lucio Costantini che ci presenta The Visitors, visionaria opera dell’islandese Ragnar Kjartansson.

Alessandra Carnovale

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