La Diciassettesima InSistenza

In un volumetto di recente pubblicazione (Adelphi), dal titolo “L’ordine del tempo”, lo scienziato Carlo Rovelli, già noto al grande pubblico per le sue Sette brevi lezioni di fisica, sempre per Adelphi, prova a rivoluzionare le nostre idee sul tempo e a svelarci, con argomentazioni scientifiche, come quest’ultimo funzioni diversamente da quanto siamo portati a credere; e più si procede nell’indagine, più ci si ritrova come quando si tiene in mano un fiocco di neve: man mano che lo studiamo ci si scioglie fra le dita fino a sparire.

Seguendo questo dissolversi del tempo, almeno nella forma in cui lo conosciamo, in un ribaltamento e rimescolamento di grandezze, possiamo vedere coesistere, come in George Segal (Simone Scaloni), una fattoria tradizionale e un atelier d’arte all’avanguardia, in grado di ospitare i maggiori esponenti di quella che al secolo sarà indicata [altro futuro anteriore] come Pop Art, e dove far rivivere un’antica pratica funebre conferendole nuova vita e significati.

Allo stesso modo, anche i tasti di un pianoforte (Anna Laura Longo) possono essere smantellati e portati a nuova vita in un atto performativo e meditativo di scrittura e riscrittura altra.

Di misteriosi eventi in viaggio nello spazio e nel tempo, fino a cristallizzarsi nelle opere tridimensionali in miniatura (quasi a revocare la tradizionale sfera di cristallo dei veggenti inglesi del XIX secolo) di Thomas Doyle ci parla invece [Lucio Costantini], vite quotidiane che qualche misterioso evento ha bruscamente interrotto e che l’artista cattura e riproduce con la sua tecnica peculiare.

Infine, altre scenografie apparentemente insignificanti e tuttavia inquietanti, riproduzioni transitorie di luoghi dove un tempo si sono verificati eventi estremi e scellerati e riprodotte secondo angolazioni insolite, sono quelle di Thomas Demand, proposteci da [Gioele Marchis], immagini che sembrano nascere da una scarica elettica che attraversa l’aria, e che ci ricordano che la realtà come la intendiamo, così come il tempo da cui siamo partiti, non è che una convenzione.

“Perché”, citando Rovelli,  “alla fine – forse – il mistero del tempo riguarda ciò che siamo noi, più di quanto riguardi il cosmo”.

Alessandra Carnovale

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