Il Diciassettesimo InVerso

Futuro anteriore, sì, ma anche passato, trapassato remoto e, soprattutto, il presente, questo nostro punto dello spazio-tempo nel quale avviene ogni osservazione, ogni proiezione, ogni sconfinamento temporale della memoria e dell’immaginazione in sincronia tridimensionale, se non volessimo con il filosofo Ferraris parlare addirittura di “quadridimensionalità” pensando: “che insieme al lungo, al largo e al profondo ci sia anche il passato […] La domanda ontologica ‘che cosa c’è?’ […] Dall’interno dello spaziotempo incontriamo entità tridimensionali che si estendono nello spazio e persistono nel tempo. Dal di fuori, invece, si osserverebbero entità quadridimensionali estese sia nello spazio che nel tempo”.

Da questo punto d’osservazione privilegiato della Poesia parte la sfida dello sconfinamento in orizzonti metafisici, verso un altrove che è oltrepassamento del limite, un limite anche linguistico per il poeta teso a invocare “cose” future, non ancora presenti oppure non più presenti. Afferma il poeta svedese Tomas Tranströmer: “Il tempo non è un segmento lineare quanto piuttosto un labirinto, e se ci si appoggia alla parete nel punto giusto si possono udire i passi frettolosi e le voci, si può udire se stessi passare di là dall’altro lato”. La cruna di un ago attraverso la quale passano detriti, desideri, oggetti psichici che abitano un “oltre” ma invadono e dilatano questo istante che ci radica e sbalestra in un campo di oscillazione amplissimo. Anelito e memoria perché noi siamo fatti di tempo come ben sanno i poeti.

Ecco allora le proposte di Gianluigi Miani, Valentina Ciurleo, Martina Millefiorini e Roberto Marzano a sondare l’esistenziale in profondità cogliendone lo spessore memoriale o il naufragio verso l’avvenire con la tensione della parola poetica. Smarrimento, oscurità, incognite e prefigurazione future e anteriori.

Letizia Leone

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